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Laboratorio Italia 2005 Mostra Nuovi Laici   Parma

Il Festival dell’Architettura di Parma e la rivista d’Architettura co-producono, per l’edizione 2005 del Festival che si terrà a settembre, una mostra dal titolo “LABORATORIO ARCHITETTURA ITALIA 2005: Genealogie, professione e ricerca, nuovi laici”. Illustrano la mostra e le sue finalità, il Direttore del Festival, Carlo Quintelli e Giovanni Leoni, curatore della mostra. La mostra intende essere strumento di una indagine sullo stato della architettura italiana condotta secondo tre tagli differenti che caratterizzano tre sezioni. La prima sezione – intitolata “Genealogie”, curata da Lamberto Amistadi e Domenico Chizzoniti – è incentrata sul tema della trasmissione del sapere progettuale. Il rapporto maestro-allievo che è stato lungamente modello dell’apprendimento del progetto d’architettura, sembra essere infatti, oggi, definitivamente accantonato, tanto nella pratica istituzionale delle scuole quanto nel sentire comune di chi si forma come architetto o di chi ha responsabilità d’insegnamento. E’ difficile, tuttavia, scorgere reali e strutturate alternative. 
Da un lato, infatti, è innegabile che il sistema della pubblicistica di architettura tende a indicare dei modelli di autorevolezza, o quanto meno di successo mediatico, che influiscono in molti e profondi modi sull’apprendimento del progetto. Spesso si tratta di modelli lontani dalla pratica progettuale comune, figure di spicco in ambito internazionale, le cui occasioni professionali rientrano nel campo dello straordinario. Lo straordinario diventa, così, modello anche per l’ordinario e condiziona fortemente l’azione di trasmissione del sapere progettuale, dentro e fuori delle scuole. 
Dall’altro lato, i reali processi di produzione della architettura pongono richieste a cui il sistema universitario italiano offre risposte ancora parziali e non soddisfacenti, senza per altro contrastare tali processi con una convincente proposta alternativa sulla cultura del progetto necessaria per un innalzamento della qualità architettonica media. Le Facoltà formano ancora, tendenzialmente, tanti “autori” di architettura, disposti solo per necessità e approsimazione a svolgere ruoli meno completi. La scomposizione del quinquennio formativo tradizionale, la forte differenziazione di offerta didattica spesso dettata più da logiche accademiche che da una reale programmazione delle competenze necessarie sul mercato, la mancanza di flessibilità dei piani di studio, la non risolta relazione tra alcuni ambiti disciplinari (ingegneria-architettura, composizione-restauro) che si rispecchia in altrettanto irrisolte questioni di competenza professionale, tutto ciò crea un quadro di incertezza, forse anche l’occasione di un profondo e utile ripensamento, dei meccanismi di trasmissione e apprendimento del sapere progettuale. 
Lo scopo di questa sezione è tentare una geografia dei flussi di trasmissione del sapere progettuale partendo da alcune figure che, per differenti motivi e con diversissimi atteggiamenti riguardo al tema, hanno svolto, nelle scuole o fuori dalle scuole, con il loro insegnamento o con la loro attività di progettisti, un ruolo di riferimento per successive generazioni di architetti.
Si tratta, naturalmente, di una indagine che può solo essere parziale e imperfetta; l’avvio di una ricerca più che la sua conclusione. 
L’indagine è avvenuta nel modo seguente. A una duindicina di architetti che per lungo tempo hanno affiancato alla loro attività progettuale una azione di insegnamento, nella scuola e negli studi, è stato chiesto di indicare una “genealogia” di più giovani progettisti, compiendo un atto di riconoscimento, da ognuno motivato secondo le proprie ragioni, di cui la mostra darà conto. Agli architetti così indicati, è stato poi chiesto di presentare, con immagini e brevi interventi scritti, alcuni aspetti della propria ricerca che saranno mostrati secondo una struttura basata su quattro parole chiave: “formazione”, “insegnamento”, “apprendistato”, “professione”.
La seconda sezione – intitolata “Professione e ricerca”, curata da Elena Mucci, Stefania Rossl e Annalisa Trentin – si pone in qualche modo nella scia della prima, indagando lo scarto tra la cultura architettonica alta che si discute nelle aule universitarie e si mostra sulle riviste, da un lato e, dall’altro, i processi reali di produzione della architettura, condizionati da soggetti molteplici – l’economia, la produzione, le istituzioni – mossi da differenti motivazioni e dotati di differenti linguaggi.
A ognuno dei quaranta progettista invitati è stato chiesto di presentare un progetto mostrando le trasformazioni che esso ha, o non ha, subito nel corso della sua progressiva definizione e durante la realizzazione. 
La terza sezione – intitolata “Nuovi laici”, curata da Domenico Cogliandro, Luca Gelmini, Diego Lama, Raffaella Maddaluno – è forse la più sfuggente e, al tempo stesso, la più ricca di promesse. L’intento è di indagare una nuova figura emergente di progettista giovane, ricco di esperienze internazionali, colto ma incapace di riconoscersi in una sola lezione o in una sola tendenza, fortemente orientato alla pratica, talvolta impegnato nell’insegnamento ma con disincanto rispetto alla possibilità di una tradizionale carriera accademica. In altri termini, un nuovo soggetto deciso a immergersi nella complessità del progetto contemporaneo, senza schematismi riguardo al proprio ruolo, disposto ad affrontare ogni tema e non solo lo straordinario, intenzionato a ricercare, nella piccola come nella grande occasione, la qualità della architettura. Sono stati selezionati più di ottanta architetti suddivisi, comne accade del resto anche nelle altre due sezioni, per aree geografiche. Anche in questa sezione i materiali saranno ordinati seguendo le quattro parole chiave sopra indicate: “formazione”, “insegnamento”, “apprendistato”, “professione”; ciò consentirà anche un confronto tra le due sezioni. 
Tutte le sezioni della mostra sono organizzate geograficamente e ogni progettista presenterà più di un progetto. 
Va infine detto che, essendo circa centottanta i progettisti invitati, ognuno presente con più progetti, la mostra offrirà anche l’occasione di una ricognizione estremente ampia su quanto sta accadendo in Italia nel campo della ricerca e della pratica architettonica.

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