PC.73

Concorso per la progettazione del fronte mare del Priamar   Savona

L’area oggetto del concorso è una lingua di terra generata dal riempimento di un’insenatura naturale, al piede dell’antica roccia sulla quale sorge il Priamàr: un “non luogo” accessibile solo dalle zone portuali e dell’Italsider, che ha provocato un allontanamento effettivo, oltre che percettivo, della fortezza dall’orizzonte marino.
Il progetto rivolge particolare attenzione al tema delle connessioni con le aree urbane circostanti la fortezza e con quelle che si estendono oltre il tracciato della ferrovia e, rifiutando la dimensione limitata dell’oggetto architettonico isolato, propone la creazione di un sistema di spazi chiusi e aperti d’uso collettivo: luoghi di incontro e di sosta, di meditazione e spettacolo, di fruizione quotidiana del mare. I nuovi volumi ipotizzati mantengono un distacco dalla scarpata su cui sorge la fortezza ed evitano altezze eccessive rispetto al livello del mare. Sul lato est dell’area è prevista la realizzazione di una darsena per imbarcazioni di media e piccola stazza, affiancata da un edificio a due piani la cui copertura scavalca la ferrovia assicurando una connessione tra l’area e la città.
Sul bordo ovest, un edificio di minori dimensioni accoglie una serie di spazi riservati per lo spettacolo e il tempo libero, mentre altri spazi distribuiti lungo il limite nord dell’area sono destinati ad attività commerciali. Nell’insieme, gli edifici descrivono un tracciato frastagliato, simile a una mano le cui dita si protendono verso l’acqua; il loro andamento altimetrico, continuamente mutevole, crea un gioco di dislivelli che consente di penetrare nel loro interno, in una sorta di spazio ipogeo, e di uscire all’esterno, per godere della vista della fortezza e dell’orizzonte marino. Lo spazio aperto al centro dell’area è una piazza costituita da una serie di piani affiancati, la cui realizzazione è prevista in materiali naturali quali sabbia, pietre, legno: superfici variamente inclinate che scivolano dolcemente nel mare, creando moli e calette che stemperano la forza delle onde.

 

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